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Capitolo 6°
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Come le bambole Vicino ai campi sportivi sorgevano una serie di piccole collinette con alberi di faggio che ombreggiavano ed interrompeva l'immensità dei prati disordinatamente. Qui, oltre che una bella vista sui campi, v'era anche un paesaggio molto suggestivo e ricco d'aria fresca. Molto spesso e soprattutto le domeniche, questi spazi si affollavano di ragazzi che vi si recavano per guardare gli allenamenti o le partite tenute nel centro sportivo o semplicemente per passare una giornata all'aria aperta in compagnia di panini ed amici. Senza eccezioni per il gruppetto di Rich, che forse era il gruppo che si incontrava più spesso ed in qualunque periodo, anche d'inverno col freddo. Ma ora era estate. Finalmente la giornata all'aperto aveva inizio anche per loro. Keith allungò un panino a Rich, poi ne prese uno per sè e lo addentò. -Questi panini sono ottimi, ma aspettate di assaggiare la mia torta- affermò Nancy con aria di sfida verso Keith -Oh, ma che bella catenina!E' la prima volta che la metti, vero Keith? Mi piace!-, aggiunse. -Sì, in effetti l'ho solo da ieri ed oggi è la prima volta che la metto...- Keith era alquanto imbarazzata. Non voleva tenere nascosto agli altri amici del nuovo rapporto fra lei e Rich, solo che ancora non aveva trovato le parole per dirlo. Frederik allungò lo sguardo distrattamente solo per curiosità, ma quasi gli andò di traverso il pezzo di panino quando mise a fuoco il ciondolo. Un pallone d'argento. Il pallone d'argento. Nella sua mente passarono dei fotogrammi di qualche anno prima, quando lui e Rich si dicevano tante stupidaggini sul futuro senza pensarci realmente: -...le regalerò una collanina con un pallone! E tu? Quando capirai che è la ragazza giusta cosa farai?-, uno dei loro strambi discorsi da bambini... Rich in quel periodo lo diceva a tutti, e tutti lo assecondavano... nessuno credeva che lo avrebbe fatto veramente. -Io le regalerò i miei guantoni da portiere, sono la cosa a cui tengo di più... credo!- questa fu la risposta di Fred. Ma, quindi... se le cose stavano così... Fred ormai non aveva speranze con Keith! -Scusami, Rich, ti posso parlare un attimo?- -Certo Fred, dimmi!- Fred si alzò e si allontanò. Rich lo seguì intuendo il motivo della richiesta. Arrivati un po' più verso gli alberi, ad una distanza alla quale erano sicuri di non essere sentiti Fred appoggiò le spalle ad un grosso albero e cominciò: -Ecco... Rich... tu, Keith... insomma: quel pallone glielo hai regalato tu, vero? Ed ha il significato che aveva qualche anno fa?-, attese risposta, con uno sguardo serio ma allo stesso tempo freddo e triste puntato verso l'amico. -Sì, cioè... ecco, mi dispiace.- -Come ti dispiace? Ed io che ti credevo il mio migliore amico! Ecco cosa succede a fidarsi degli altri!- Fred aveva un fiume di incertezza e di incomprensione che vagava nella sua testa. Capiva solo che l'amico lo aveva tradito, o almeno così credeva. La verità era un'altra: non aveva mai esposto i suoi veri sentimenti a nessuno, neanche a Rich, e ora ne pagava le conseguenze. Una ragazza: per questo motivo ora si trovava lì a litigare col suo migliore amico. -No, aspetta! Io prima di dieci minuti fa non conoscevo i tuoi sentimenti! Non puoi etichettarmi così! Io non ho fatto nulla di male! C'è una ragazza che mi piace, siamo buoni amici ma questo non mi basta: ho capito che provo qualcosa di serio per lei e glielo dico. Non ho fatto altro. Mi spiace che questi miei sentimenti siano in conflitto coi tuoi e che ci rendano rivali in amore, ma non posso farci niente. L'unica cosa che posso dirti è che lei non mi ha rifiutato, ma è possibile che se tu ti facessi avanti potresti anche portarmela via. E' una cosa che non mi auguro perchè ne soffrirei, ma se dovesse succedere significherà che tu sei più adatto di me e ti preferisce. Me ne farei una ragione. Ma la cosa più importante è che noi due rimaniamo amici...- -Parli facile, tu! Come puoi capire i miei sentimenti? Tu adesso stai insieme a Keith, io invece sono il poveretto che deve farsi da parte... e poi, mi parli di rimanere amici? Mi sembri tanto una femminuccia! Come potrei continuare a sorriderti e a scherzare con te, che sei colui che mi ha sottratto la ragazza sotto il naso, nonostante fossi il suo migliore amico? Non ti facevo così! Ti credevo diverso- -Fred, per favore! Non voltarmi le spalle! In fondo lo sai anche tu che io non conoscevo i tuoi sentimenti fino a poco fa, quando tu stesso me li hai rivelati! Scusami se ti ho ferito, ma io sono innamorato di Keith, e di certo non voglio che mi scappi via! Trovati un'altra ragazza!- Detto questo Rich girò le spalle e tornò dagli amici. Adesso erano tutti intenti a guardare lo spettacolino di Jaghe che imitava il mister, poi un compagno di squadra, poi il professore dell'anno passato... e insieme ridevano, si divertivano ignorando quanto accadeva a pochi metri di distanza da loro. Ignoravano il discorso dei due, ed ancor meno erano note le ultime vicende di Rich e Keith. Proprio per colmare queste lacune, Rich decise di rivelarlo a tutti, anche se sapeva che la cosa avrebbe fatto ancora più male a Fred. Fu così che afferrò per un braccio Keith che stava seduta sul prato, la tirò su verso di sè e le cinse la vita con le braccia stringendola più che potesse. -Rich, che fai?- chiese Keith, imbarazzata e spaesata, non immaginava minimamente cosa passasse nella mente di Rich. -Niente di particolare, credo di poter abbracciare la mia ragazza quando ne ho voglia, no?-, e dopo aver pronunciato queste parole posò il suo viso su quello della ragazza sfiorando le labbra di lei con le sue, baciandola appena. Keith era stata colta di sorpresa, quindi dopo un attimo d'esitazione si allontanò da lui e, con fare alquanto imbarazzato, si rivolse ai presenti, balbettando -Ecco... ragazzi... dovete sapere che... cioè... come dire...- Rich tirò le fila del discorso affermando: -Io e Keith stiamo insieme, obiezioni?- Fred era rimasto ancora nell'ombra degli alberi osservando tutto da lontano, poi scomparì e andò via troncando quella maledetta giornata all'aperto. I cinque amici erano senza parole ed avevano osservato la scena sbalorditi: Keith e Rich avevano sempre avuto buoni rapporti sin da quando erano piccolissimi, ed in fondo tutti credevano che un giorno tra i due le cose sarebbero cambiate, però vederli così all'improvviso è ovvio rimanere di stucco. Prese la parola Nancy, rompendo il ghiaccio: -Bravi, bis! Stupendi! Sembra la scena di un film! Come si intitola? no, a parte gli scherzi... bhe, forse c'era da aspettarselo... xò io sinceramente non credevo che succedesse oggi... Uhm... Auguri!- -Giusto Nancy! Auguri!!- dissero gli altri in coro. -Ehi, ma che fine ha fatto Fred? Dove è andato? Ti ha detto qualcosa, Rich?- chiese Jaghe, preoccupato. "Cavoli, quello stupido è andato via... sapevo che con queste azioni gli avrei fatto del male, ma era l'unico modo per far sciogliere anche Keith e dire a tutti la verità...", Rich cercò una scusa -Ecco, aveva da fare, purtroppo non lo avevo avvisato in tempo e lui aveva già preso altri impegni, parteciperà al prossimo pic-nic!- mentì spudoratamente, ma non poteva urlare ai quattro venti i sentimenti di Fred, non voleva ferirlo ancora di più. Era meglio parlargli con più calma a quattrocchi e chiarirsi, dopo che avesse sbollito la rabbia ed acquistato lucidità. -Uhm, sì! Adesso pappiamoci tutto! Non facciamo rimanere neanche un briciola, e se non riuscite a mangiare qualcosa o non avete fame, datemelo perchè ci penso io!- Rod si avventò sul cibo, si era trattenuto abbastanza fino a quel momento solo perchè Nancy aveva proibito a tutti di toccar cibo finchè non fossero tutti a tavola. Così fu, chi oserebbe contraddirla? -Ingordo!- lo prese in giro Taka passandogli la fetta più grande del dolce. Terminati i rifornimenti di cibo, i ragazzi si stesero a terra a riposarsi. Senza rendersene conto si addormentarono tutti sotto il sole cocente, stesi l'uno sull'altro in un groviglio umano. Passarono un paio d'ore e lentamente si svegliarono. Il primo a svegliarsi fu Rich, che subito scosse Keith destandola. Insieme si allontanarono dal resto del gruppetto ancora addormentato per rimanere soli. Camminarono un po' mano nella mano risalendo la collinetta. Si fermarono in cima. Quasi senza accorgersi dei loro movimenti si ritrovarono abbracciati e rotolanti nell'infinito prato deserto e si fermarono sotto l'ombra di un albero imponente. Rich rafforzò la presa intorno la vita di Keith e posò le sue labbra su quelle della ragazza. Il loro primo vero bacio. Il tempo si era fermato. Trascorsero immobili dieci minuti, poi Rich allontanò le sue labbra da quelle di Keith ed iniziò a baciarle il collo e poi andò vicino alle orecchie. Era felice di averla lì, stretta fra le sue braccia, sua, completamente estasiato da quei sentimenti che lo investivano mentre abbracciava la ragazza che amava. Keith si stupiva di Rich. Non lo aveva mai visto così eccitato e felice. Nei sui occhi lei poteva vedere la felicità e l'innocenza di un ragazzo innamorato che guarda e accarezza la sua ragazza e non vuole più lasciarla per paura che scappi via. Non credeva che potesse essere così delicato, con le sue labbra morbide e gentili. Credeva sapesse essere dolce solo in campo col suo pallone. Lo stava rivalutando, dopotutto il "fissato" era anche un essere umano. Chiuse gli occhi continuando a pensare all'immagine del ragazzo di cui era innamorata. Nel frattempo anche Nancy e Taka si erano svegliate, ma non si stupirono affatto di non vedere nei paraggi i due piccioncini, del resto era ovvio che preferissero stare da soli, almeno per un po' di tempo. Notarono che Gyne già era al lavoro ed ordinava tutto quel che si poteva recuperare riponendolo dentro i cestini e gli zainetti, si era svegliata solo pochi secondi prima delle due...eppure già aveva quasi finito di mettere a posto! Nancy prese la macchina fotografica e iniziò a scattare foto a Rod e Jaghe che ancora dormivano, ma bastarono pochi scatti ed un attacco assassino di Taka e Gyne per svegliarli e farli ruzzolare lungo il lieve pendio. Volevano la guerra? I due rotolini risalirono ed iniziarono a contrattaccare con un attacco di solletico le due amiche, mentre Nancy continuava a riprendere le varie scene con la macchina fotografica. Rich e Keith erano ritornati dalla loro fuga, ma vista la situazione decisero di non unirsi al gruppo guerrigliero schiamazzante e si stesero a terra. Osservarono le nuvole, mentre Nancy continuava a riprendere con la macchina fotografica sia loro due che i combattenti. Al contrario di questi ultimi che si mettevano in posa, loro due non si resero conto d'essere soggetto delle foto e continuarono a parlare ed accarezzarsi in modo naturale. Quelli erano i soggetti preferiti di Nancy: personaggi che si muovono in modo naturale senza farsi suggestionare dalla presenza dell'obiettivo. Dopo dieci minuti Rich invitò Keith a fare una passeggiata e si allontanarono. Nancy li aveva visti allontanarsi ed aveva già capito che non sarebbero tornati più. La sera le avrebbe portato tutto quel che Keith aveva lasciato sull'erba a casa, una scusa insomma per poterla andare a trovare in serata per farsi raccontare tutte le sfumature del suo rapporto con Rich. Keith e Rich si erano allontanati parecchio dal prato dove avevano mangiato, senza rendersene conto, attraversando i boschetti sparsi sulla collina, poi scendendo lungo la rete che circonda il centro sportivo. Ora stavano passando su un ponte osservando le barche, un posto tranquillo ed anche romantico. Ora invece erano in un parco tra i fiori colorati, facendosi strada fra i profumi più belli e dolci di quell'ennesima estate che stava finendo per riaprire le porte all'autunno. Ora si rincorrevano in una campagna vuota, dove presto sarebbe stato tempo di raccolta... fino ad arrivare al parco dove da piccoli andavano sempre a giocare. -Ricordi quando stavamo qui da piccoli? è come se il tempo non fosse passato, e noi siamo ancora dei bambini che vengono qui a giocare. In fondo non abbiamo mai smesso di venirci, e senza volerlo ci ritroviamo qui ogni volta. Ci passiamo ogni giorno- Keith si sedette sull'altalena. Un tempo non riusciva a salirci perchè era troppo piccola, e si faceva aiutare da Rich e dai suoi amici e, una volta salita, faceva fatica a spingersi perchè le sue gambe toccavano a stento il terreno. Adesso l'altalena sembrava piccolissima confronto a lei, sembrava l'altalena delle bambole. E lei era una bambola, così la vedeva Rich. Con la carnagione rosea e delicata come quella di una bambola, sempre vestita in modo semplice ma allo stesso tempo molto elegante, proprio come le bambole. No, forse i suoi vestiti erano come quelli d'ogni altra ragazza, ma a Rich ricordavano quelli di una bella bambola. Perchè proprio le bambole? Rich non sapeva perchè Keith gli sembrasse una bambola, forse perchè sono quel simbolo di innocenza delle bambine... tutte le bambine adorano le bambole, e tutte vorrebbero essere carine come le loro bambole. Rich osservava Keith che ondeggiava sull'altalena, andando sempre più forte. La osservò arrampicarsi su quell'altalena fino a ritrovarsi in piedi. Sperava che non cadesse. Da piccola aveva paura di mettersi in piedi sull'altalena, e quando lo facevano Rich, Nancy od altri bambini sprezzanti del pericolo si metteva a piangere per farli scendere. Invece eccola là, in piedi sull'altalena... e Rich sotto che vorrebbe che scendesse. Le parti si sono invertite. Mentre ondeggiava lentamente un soffio di vento spirò alzandole la gonna. Rich arrossì, le aveva visto le mutandine. -Ehi! Guarda che ti ho visto! Cos'è quel sorrisetto da porcellino che hai stampato in faccia?- -Eh? Io? Ma se non ti ho vista neppure!- mentì. -Ti ho visto, non mentire! Mi hai guardata!!- -E tu mettiti qualcosa di più comprente se non vuoi che ti guardi le... ops!- -Hai visto? Avevo ragione io! Mi hai guardato le mutandine! Sei un maniaco!- scese dall'altalena e cominciò a correre verso la costruzione di tubi. Iniziò ad arrampicarsi. -Dove scappi? Guarda che ti prendo!- -E dopo che mi hai presa che mi fai?- -Uhm... prima ti prendo, poi vedo!- -Ah... allora devo iniziare a mettermi paura!?- -Sì, tanta paura!- Keith arrivò all'ultimo tubo, quello più in alto di tutti ed attese Rich. -Presa! Ora non scapperai più!- Rich era arrivato. Afferrò Keith e la strinse forte. -Preparati a subire la tua punizione!- sussurrò appena queste parole all'orecchio di Keith e si lasciò andare in un bacio dolce e profondo. Baciava la sua bambola. Ma lei non era solo una bambola... lei per lui era tante cose. Era prima di tutto la ragazzina che gli è sempre stata vicino, la bambina che da piccolo proteggeva sempre da altri bambini attaccabrighe, specialmente quelli più grandi. Sin da piccola Keith era sempre stata una ragazza carina e gentile, e forse anche un po' ingenua. Per questo piaceva tanto a tutti i bambini. E Rich era un po' geloso di Keith e cercava sempre di tenerla tutta per sè, non voleva stesse con altri bambini. Poi, alle elementari c'erano quelli più grandi che le chiedevano sempre di giocare con loro. Poi iniziavano ad infastidirla e lì arrivava Rich a riprendersela. Erano piccoli, eppure già c'erano bambini con certi interessi che infastidivano le bambine... eh, purtroppo il Kigitash è fatto anche e soprattutto da bambini precoci e mal educati, con genitori che sono arrivati sin qui dalle parti del mondo più disparate. Chi per ragioni di lavoro, chi per trovarlo un lavoro, chi perchè voleva semplicemente andar via, chi voleva un mondo inesplorato ed agli inizi dove andare a vivere in pace...e chi invece si è recato qui per allargare il suo mercato d'affari loschi o per sfuggire a questi affari, malavita e polizia. Ed i figli di questi ultimi seguono il detto "tale padre tale figlio". Cresciuti in ambienti frequentati da persone poco raccomandabili, Rich e Keith hanno rafforzato sempre più il loro legame aiutandosi e sostenendosi a vicenda. Ed erano soli finchè non incontrarono Fred, Nancy, Taka, Rod, Gyne e Jaghe. Mentre le sue labbra avvolgevano quelle di Keith, Rich pensava proprio a tutto quel che avevano passato da piccoli, la loro infanzia difficile. Tsuto era una cittadina tranquilla, ma loro abitavano in uno dei pochissimi quartieri dove sorgono le ville, e la quasi completa totalità di quelle ville appartengono a mafiosi o comunque a persone che hanno a che fare con affari molto particolari per potersele permettere. Le loro famiglie insieme a poche altre erano le uniche che potevano permettersele con un lavoro onesto. Tutto era dovuto alle origini nipponiche delle loro famiglie, proprietarie di aziende molto fiorenti e specializzate anche in esportazione. L'infanzia di Rich, di Keith, era segnata dalla presenza dell'altro accanto a sè. Se non ci fosse stato uno dei due, probabilmente l'altro non avrebbe avuto vita facile. Accanto a Keith Rich si è sempre sentito un uomo, un uomo che lotta per proteggere una donna, la sua donna. Mentre rifletteva su quel che provava realmente per Keith, un giorno, si scoprì da sempre innamorato di lei. Non se ne era mai reso conto. Credeva che per riuscire nella vita c'era bisogno solo di una qualità particolare, di aver passione per essa e continuare ad allenarsi senza pensare ad altro. Così aveva fatto: si era dedicato al pallone con tutto se stesso per riuscire a dare un senso alla propria vita. Ma si è poi reso conto che la sua vita aveva un senso solo perchè c'era Keith accanto a lui. Poteva essere un giocatore di calcio, di basket, di baseball, di pallavolo, un tiratore di scherma, uno scrittore, un ballerino, uno stilista o chissà con quale altra passione, ma se non c'era Keith... senza Keith a prenderlo in giro, a farlo preoccupare, a preoccuparsi per lui, a farsi difendere da lui, a farlo sentire necessario per qualcuno... probabilmente lui sarebbe stato un essere vuoto e non sarebbe riuscito nella vita. Keith è sempre stata l'inizio e la fine del suo mondo. Sempre. Quanto tempo era passato? Erano quasi le sette. La giornata stava volgendo a termine. Keith ricordò d'aver dimenticato tutto al centro sportivo, Rich anche. -Vedrai che Nancy avrà ben pensato di portarmelo a casa in serata...e probabilmente qualcuno avrà preso anche la tua roba...credo l'abbia fatto Rod! Oppure Fred aveva finito quel che doveva fare e li aveva raggiunti e si è preso tutto lui...- -No, dubito sia tornato.- Rich si fece serio e fissò lo sguardo, triste, nel vuoto. -Rich... cosa è successo? Di che hai parlato con Fred? Hai una faccia!- Rich rise nervoso cercando di distendersi e sviare il discorso senza far preoccupare Keith, e soprattutto cercando di non farle capire la verità. -Mi ha detto che aveva un gran da fare, aveva promesso alla madre di aiutarla a fare delle cose... A dire la verità ho uno sguardo triste perchè dobbiamo tornare a casa e non potrò vederti prima di domani mattina...- Era riuscito a distrarre Keith e a non tradirsi. -Allora non torniamo a casa!- -Ma non abbiamo avvisato!- -Andiamo, avvisiamo e usciamo di nuovo- -Domani ho gli allenamenti...non posso far tardi!- -Uff... ho capito! Quando c'è di mezzo il pallone...nessuno ti smuove, nemmeno io!- -Ti porterò fuori appena possibile! Promesso! Già in mente il programma: cena in un ristorante di lusso a lume di candela, guardare un film a casa sdraiati sul divano io e te da soli...- -Porco!- -Ehi! Ma che dici? Guarda che io non avevo intenzione di...- -Tutti così, voi uomini!- -E che devo farci? Siamo fatti con lo stampino...- -Uhm... ti perdono anche questa volta, ma la prossima...- -Va bene, ora andiamo!- Prese Keith per la mano e si avviò verso casa di lei, che non era molto distante dal parco. Camminarono in silenzio, felici, le mani che si stringevano. Vicino il portone, Keith si fermò e si voltò verso Rich. Rich la afferrò per la vita. Un bacio lunghissimo, ancora più lungo dei precedenti. Keith entrò in casa. Rich la osservò fino all'ultimo, poi si incamminò verso casa propria. -Però! Le stavano proprio bene...sembravano quelle di una bambola con tutti quei ricami...- si diede uno schiaffetto sulle guance -ma che dico? forse è vero che sono un maniaco... ma che posso farci se lei è così carina?!- Fine 6° capitolo |